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Origine e sviluppo della Città

Etimologicamente al nome di "Limina" viene data una duplice origine: secondo alcuni deriverebbe dal greco "Limnè" che significa "Palude", per via dei terreni acquitrinosi che si trovavano sul suo territorio; secondo altri dal latino "Limen" che sta per "Confine" in quanto delimitava di fatto i territori di Taormina e di Messina.
 
Un testo di storia antica, conservato nell'Università di Messina, riporta la notizia che a nord di Limina, intorno al 260 a.C., fu combattuta una battaglia fra Romani e Cartaginesi, mentre questi ultimi tentavano un'incursione verso la zona Jonica.

  Il passaggio di San Filippo d'Agira .:
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Nel 66 d. C. passò da Limina S. Filippo Siriaco o d'Agira e sostando in una contrada del paese denominata "Passo Murazzo" vi fondò una comunità cristiana. Il Santo viene tutt'oggi solennemente festeggiato ogni anno nel mese di maggio ed anche il 16 agosto con una manifestazione religiosa tramandata da secoli che si può definire unica sotto l'aspetto della tradizione popolare e religiosa. In essa infatti si fondono visibilmente credenza popolare e profonda fede cristiana.

Le prime notizie documentali su Limina risalgono all'anno 1200. Dei periodi antecedenti si hanno solo informazioni frammentarie. A partire dal 1200 si hanno notizie più definite che vengono in gran parte riportate dal "Lexicum Topographicum Siculum" dell'abate benedettino Vito Amico edito nel 1757 e ripubblicato, tradotto in italiano, nel 1855 dal Di Marzo - Palermo...Leggi Documento »

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A queste notizie si può aggiungere che, agli inizi del 1500, sotto il dominio di Carlo V, in Sicilia si verificarono frequenti episodi di tumulti popolari; nel marzo-aprile del 1516 anche a Limina ebbero inizio sedizioni e tumulti, che si protrassero per circa 8 mesi, durante i quali la Baronessa di Limina Francesca Porcu non esercitò nessuna autorità fino al 18 dicembre dello stesso anno, quando si arrivò ad un accordo. Per privilegio del Cardinale Giannetto Doria, Arcivescovo di Palermo e luogotenente del Re, datato 22 ottobre 1610 ( confermato l'11/03/1613 ), il Marchese di Limina Pietro Balsamo riceveva il diritto di abitare - licentia populandi - il feudo sito non molto distante dell'abitato chiamato "Acqua della Grutta", futura terra di Roccafiorita (A. Cascio / "Roccafiorita: dal feudo al centro popolato").
 
Nella seconda metà del 1700 nasceva a Limina Giuseppe Evola, storico, poeta ed insigne latinista, al quale poi gli é stata intitolata una via del paese.
Nel 1733 Giovanni Scaldara ricevette da Ferdinando di Borbone il diritto di esercitare la professione di notaio nel territorio di Limina e Roccafiorita.
 
Sulla scorta di alcuni documenti ritrovati nell' archivio parrocchiale si evince che Limina in passato dedicò al culto almeno 10 Chiese (di cui 3 suburbane) e 11 Cappelle. Il patrimonio ecclesiastico a Limina era valutato, nel 1774, in tutto once 2294 come per stima fatta da Filippo di Lapi Ventura, Giuseppe Caracciolo e Francesco Saglimbene Birrittella. Un'oncia siciliana (antica unità monetaria) era pari a 26,5 gr. di oro; si divideva in tre ducati d'argento ed ogni ducato era composto di dieci tarì.
Questo vastissimo patrimonio serviva al mantenimento del clero e delle Chiese, nonchè per l'elemosina a cui erano obbligati i Frati del Convento di S. Francesco. Inoltre permetteva la sopravvivenza di una quota della popolazione liminese che aveva queste terre in conduzione. C'é da precisare che gli ecclesiastici dovevano possedere un proprio patrimonio personale tale da permettere una vita agiata. Oggi il patrimonio ecclesiastico é stato disperso e delle tre Chiese urbane rimaste sono funzionanti solo quelle di S. Sebastiano e S. Filippo.
 
Padre Basilio da Naso, Cappuccino a Savoca, nel giugno del 1948 completò con grandi difficoltà due ricerche - eseguite con l'ausilio dell'opera prima citata - relative alla vita di due illustri laici cappuccini liminesi del 1600.
 Più esattamente si tratta di Fra Giuseppe nato a Limina nel 1623 e morto a Taormina nel 1718, dove era entrato all'età di vent'anni nel Convento dei Cappuccini; e di Fra Bernardo ( i cui resti imbalsamati oggi si trovano nelle famose Cripte di una antica Chiesa di Savoca) nato a Limina verso l'anno 1693 e morto a Savoca (ove divenne Laico Cappuccino del relativo Convento ) all'alba dell'otto giugno 1777.
 
Nel 1753 nel vastissimo territorio del Marchesato di Limina si trovavano 6 miniere ed una fonderia piccola, ad un solo fuoco, che assieme a quella a due fuochi sita a Fiumedinisi (ME) rappresentavano l'unico esempio esistente sui Monti Peloritani.
 Ricca era l'attività estrattiva su tutto il territorio di piombo e rame; a tal proposito l'orafo Pietro Gambadauro nel suo manoscritto di "Mineralogia", scritto nel 1798, fa un'eloquente considerazione: « Limina sei tanto cara quanto aspra, impregnata come sei nelle tue viscere. ... . La scoperta dei tuoi minerali é cosa antica ».
 
Nel 1848 Limina partecipò ai moti per l'indipendenza nazionale, capeggiati da un certo Filippo SAGLIMBENI inteso "Sirpulla", il quale, dopo la rioccupazione da parte delle truppe borboniche, fu arrestato e condannato; da allora non fece più ritorno a Limina.
 
Nel 1863 gli elettori erano due e votavano nel collegio di Francavilla (ME). Nel 1864 aveva 301 ettari di territorio e 356 abitanti; la guardia nazionale aveva 52 militi attivi e 3 di riserva. La parte mobile era costituita da 20 militi.
 Durante tutto il periodo feudale Limina ebbe annesso il villaggio di Pagliara (ME). Alla fine del secolo scorso la valle d'Agrò vide sorgere le società di "Mutuo Soccorso".
 
 A Limina ne nacquero due:
 ■ la "Società Operaia di Mutuo Soccorso", che, sorta nel febbraio del 1880, raggruppava contadini operai e artigiani;
 ■ e la "Società Agricola di Mutuo Soccorso", cui diedero vita nell'anno 1888 in prevalenza proprietari terrieri e mezzadri.
 
Questi sodalizi hanno rappresentato un importante punto di riferimento nella vita politica, socio-culturale ed economica del paese.
 
Agli inizi del corrente secolo la popolazione assoluta di Limina (residente, legale) non superava 2456 abitanti, quella relativa (presente, di fatto) 2185 abitanti; l'estensione territoriale ammontava a 1800 ettari. Il suo bilancio non superava le undicimila lire di entrata, senza tenere conto del sussidio del Governo per il terremoto (1908); l'anagrafe segnava non più di trenta proprietari principali, quattrocento piccoli proprietari, centosettanta nullatenenti.
 
Il terremoto del 1908 flagellò lo sventurato comune con danni che il calcolo fa salire ad oltre centomila lire. Al tempo dell'unificazione nazionale Limina ebbe i suoi garibaldini e nelle due guerre mondiali ha dato il suo contributo di sangue con 41 morti e 6 dispersi; i suoi figli parteciparono alla lotta partigiana, in cui perse la vita la medaglia d'oro tenente Antonino Siligato al quale sono stati dedicati un monumento ed una via del paese.
 
Delle numerose opere d'arte andate perdute a causa della distruzione delle chiese e del castello, dovuta ai movimenti franosi sviluppatisi in seguito alla distruzione dei boschi che circondavano il centro abitato, é rimasta una statua marmorea di probabile scuola Gaginiana  raffigurante l'Annunziata (un tempo sita nella omonima Chiesa dell'Annunziata che oggi ospita la locale stazione dei Carabinieri) ed alcuni quadri in parte restaurati, tutti custoditi nella Parrocchia di S. Sebastiano Martire.
 
Per quanto riguarda gli immobili aventi pregio storico-artistico meritano menzione, oltre ad alcune costruzioni sparse per l'abitato e agli innumerevoli intagli in pietra - portali, finestre, balconi e decorazioni varie - che adornano moltissime facciate, il Cimitero Monumentale e la Chiesa delle Preghiere (un tempo porta del centro collinare), in via di restauro. Detta Chiesa risale al tempo della dominazione spagnola in Sicilia (1396) e forse unica in tutta la Sicilia per gli stucchi e per il rivestimento interno del tetto in legno intagliato. Un tempo la stessa Chiesa possedeva un frantoio contiguo (si intravedono ancora oggi i ruderi) ed un ricco patrimonio terriero stimato 396 onze.

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